Dana White, da zero a 7 miliardi con UFC. Ecco come

Dana White, da zero a 7 miliardi con UFC. Ecco come

Abbiamo costruito tutto questo da zero. Adesso UFC vale 7 miliardi di dollari” (Dana White).

Il presidente della promotion più nota del mondo ha raccontato, durante un discorso pubblico moderato dal motivatore e life coach Anthonty Robbins, come ha fatto a raggiungere il successo e a portare UFC al valore attuale. L’evento ovviamente si è svolto tempo fa, prima dell’emergenza sanitaria in corso. Ecco alcuni retroscena svelati da White e cosa lo ha ispirato in questa scalata alla vetta.

Il racconto del presidente visionario inizia da molto lontano:”Mi sono diplomato ma non sono andato al college, perché ho sempre saputo quello che mi sarebbe piaciuto fare. Sin da giovane volevo lavorare nel fight business, e le persone mi davano del pazzo, perché, mentre crescevo, gli unici a guadagnare tanto come promoter erano Don King e Bob Arum nel pugilato. Nessuno credeva che il business potesse cambiare. Ma io avevo molte idee, e sapevo che avrei potuto ribaltare le regole del gioco”.

White era giovane, ma con le idee chiare: “A 19 anni lavoravo in un Hotel di Boston come portiere e avevo un ottimo stipendio. Moltissime persone si sarebbero accontentate di questo, ma non era quello che faceva per me. Un giorno mi sono chiesto: <<Che cosa diavolo ci faccio qui?! Questo non sono io, questo non è quello che voglio>>. Così me ne sono andato, ho lasciato quel lavoro, perché volevo entrare nel fight business. Qual è la cosa peggiore che può capitarti se provi a realizzare i tuoi sogni? Sarei potuto tornare in quell’hotel il giorno successivo e avrei riavuto un lavoro, oppure potevo cercarne un altro altrove”.

Successivamente White racconta i primi passi mossi nel fight game: “C’era un ragazzo a Boston che si chiamava Peter Welsh, ed è ancora una leggenda dei combattimenti di strada in città, tutti lo conoscono. Un giorno andai da lui e gli dissi: <<So che mi prenderai per pazzo, non mi conosci neanche, ma voglio lavorare con te. Non devi pagarmi, voglio imparare da te tutto quello che puoi insegnarmi sul fight game>>. Ho lavorato con questo ragazzo per tre anni, occupandomi dei suoi allenamenti di pugilato, facendogli da angolo agli incontri, ho anche fatto l’arbitro per un periodo. Poi ho iniziato a gestire anche altri ragazzi, li aiutavo in tutto e non chiedevo mai niente in cambio. Ho lavorato duro con loro e ho imparato molto”.

La svolta non tarda ad arrivare: “Così mi sono trasferito a Las Vegas e lì ho rivisto il mio amico Lorenzo Fertitta, eravamo a scuola insieme. Ho iniziato anche ad allenarmi di boxe. Era circa il 1995, ai tempi la UFC era gestita da uno dei fondatori, Bob Meyrowitz. Un giorno al telefono scoppiò e disse che non c’erano più soldi, che tutto era finito, non c’era denaro per organizzare nemmeno un ultimo show. Ho pensato che poteva essere interessante, e ho chiamato Lorenzo Fertitta e suo fratello Frank per sapere se volevano diventare miei partner e acquistare l’organizzazione. Loro gestivano dei casinò. Gli dissi che UFC era in cattive acque, e che avremmo dovuto comprarla. Due mesi dopo abbiamo comprato UFC per due milioni di dollari. I soldi li hanno messi loro, i Fertitta.”

Il video con il discorso motivazionale del presidente UFC, tratto dalla sua esperienza.

Ma le cose non sembrano iniziare per il verso giusto: “Eravamo in grave perdita. Un giorno Lorenzo Fertitta mi chiamò e mi disse: <<Non può continuare così, non possiamo bruciare tutti questi soldi. Voglio uscirne, voglio vendere>>. Feci delle chiamate e gli dissi che se avessimo venduto ci avrebbero dato sei o sette milioni. Ma eravamo in perdita di quaranta. Pensavo: <<Dannazione, sto facendo perdere quaranta milioni a un mio amico. Ci abbiamo investito così tanto tempo ed energie, e non funziona>>. Il giorno dopo Lorenzo mi disse: <<Fan***o, andiamo avanti>>.

Sdoganare le MMA a un pubblico di massa non è stato certo facile, racconta White: “Nel tempo abbiamo dovuto modificare più volte il regolamento, farlo recepire ai vari Stati, che avevano leggi differenti, spiegarlo al pubblico. Io stesso all’inizio concedevo molte interviste, incontravo tutti i reporter interessati, i media locali, divulgavo questo sport e il modo in cui lavoravamo, partendo dal basso. Ero sempre in viaggio. Mi rendevo conto che nel nostro caso era cruciale educare il pubblico: presentare gli atleti in modo che si capisse che persone fossero, e convincere gli spettatori a venire agli eventi dal vivo. Sapevo che se li avessi persuasi ad assistere ai match, li avrei avuti in pugno. È una caratteristica di questo sport”.

Infine, il presidente della UFC si lancia in alcuni consigli motivazionali: “Ogni volta che hai un’idea per un business molte persone dicono che non ce la farai mai, che è un’idea sbagliata, che non funziona. Sono detrattori. Non devi mai dubitare di te stesso: il tempismo è tutto nella vita, non puoi perdere tempo a farti scoraggiare. Anche se avrai successo, ci sarà sempre qualcuno che cercherà di trasmetterti negatività: ricorda che la loro opinione non conta nulla, resta concentrato su te stesso. Così è andata con Conor McGregor o Ronda Rousey: loro già prima di diventare quello che sono oggi mi dicevano che ce l’avrebbero fatta. E tutto questo è molto reale”.

E conclude: “Abbiamo costruito tutto questo da zero, generando milioni di dollari di entrate e tasse pagate. Abbiamo dato un’occupazione a chi lavora con noi, generato flussi economici nelle città in cui organizziamo eventi. Abbiamo creato un impero. E ricordate: nessuno può realizzare nulla, senza tentare. E non è mai il momento giusto per buttarsi in qualcosa in cui si crede, fatelo e basta. Sono la prova vivente che può funzionare”.

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