Intervista a Michael Chiesa: vi racconto la mia Italia e la carriera UFC

Intervista a Michael Chiesa: vi racconto la mia Italia e la carriera UFC

Il primo fighter ad indossare il kit UFC personalizzato con i colori italiani non è nato nel Belpaese ma in Colorado, da una famiglia però di chiare origine italiane, stiamo parlando di Michael Chiesa.

“Maverick”, che attualmente è il numero 8 dei pesi welter UFC, ci racconta per la prima volta il suo rapporto con l’Italia e alcuni passaggi chiave della sua carriera in UFC.

Prima di iniziare l’intervista dobbiamo farti una domanda ironica ma basilare. Dicci il tuo piatto preferito e soprattutto che non mangi la pizza con l’ananas.
Assolutamente no (ride), non ci penso nemmeno. Il mio piatto preferito è la pasta al pesto per distacco. Sin da piccolo impazzisco per il pesto e non c’è nessun piatto al mondo migliore di una bella pasta al pesto.

Come mai pur essendo nato negli Stati Uniti hai deciso di combattere come italiano?
L’ho fatto per mio padre. Quando è venuto a mancare nel 2012 ho preso questa decisione perché lui era 100% italiano e sapevo che sarebbe stato molto orgoglioso di questa scelta. Non ho niente contro gli Stati Uniti ma vado molto fiero delle mie origini e della parte italiana che scorre nel mio sangue. È un omaggio a mio padre e ai miei nonni, combattendo per l’Italia rappresento anche loro.

Raccontaci da dove arrivano le tue origini italiane.
I miei nonni paterni sono liguri, di Camogli. Ho ancora molti parenti sparsi per l’Italia, tra Roma e Genova. Una nazione stupenda, purtroppo mi dispiace non riuscire più a parlare italiano perché da piccolo lo sapevo molto bene ma crescendo l’ho perso gradualmente e ormai mi ricordo solo qualche parola.

Una cosa ti ha reso sicuramente molto italiano agli occhi di tutti, la rissa con Kevin Lee dopo una sua battuta su tua madre.
Anche questa è una cosa che arriva da mio padre. Era molto protettivo nei suoi confronti,  era quasi un’ossessione per lui proteggere mia mamma e l’ho ereditato. Il fatto che Kevin Lee stesse pensando a mia madre in quel momento mi ha fatto scattare, ma con il tempo sono maturato e l’ho perdonato. So che se  dovesse succedere di nuovo gestirei meglio la cosa. Anche se per me è una regola non parlare mai della madre di qualcun’altro.

Quanto spesso torni in Italia? E qual è il tuo posto preferito per passare le vacanze?
Sono 4 anni che non torno, ma ho intenzione di farlo il prima possibile perché vorrei portarci la mia futura moglie e farle conoscere la mia famiglia. È una cosa di cui abbiamo parlato spesso ed è nel nostro programma, spero si possa fare a breve.
Ho girato molto l’Italia e ormai ho visto tutte le città più famose ma la migliore è assolutamente Camogli, sarà che lì ci sono le mie origini e i miei parenti. Il paesino è piccolo e tranquillo ma molto bello e il mare è splendido. Quando ci vado adoro andare in spiaggia e semplicemente rilassarmi sotto il sole. Quello è sicuramente il mio posto del cuore.

Passiamo alle MMA. Hai avuto anche un incontro diretto con il movimento italiano, quando hai commentato Venator FC 3, che impressione ti ha fatto?
Sicuramente la scena italiana sta crescendo. Ci sono sempre più fighter italiani nelle grande promotion ma penso che il numero sia destinato a crescere. Perché prendiamo come esempio Marvin Vettori, ora si allena alla Kings MMA, ma è cresciuto in Italia come fighter. A me piace tantissimo, è talentuoso e affamato di successo, vista la sua età ha tutte le carte in regola per arrivare alla cintura.
Di Venator 3 ho un bellissimo ricordo, è stata una fantastica esperienza, spero facciano un altro evento come quello e per me sarebbe fantastico tornare in Italia per commentarlo dal vivo, mi ero divertito moltissimo.

Tu invece sei reduce dalla vittoria più prestigiosa della tua carriera contro Dos Anjos, che ti ha fatto balzare all’ottavo posto del ranking dei pesi welter UFC. Che effetto fa?
Combattere contro un ex campione del mondo che è ancora ai massimi livelli, vincendo e convincendo è stato un grosso step per la mia carriera. Mi aveva messo in un’ottima posizione nella divisione, poi però è arrivata questa pandemia che ha fermato un po’ tutto.

Nel match precedente hai surclassato Diego Sanchez. Quale reazione hai avuto quando il suo coach, Joshua Fabia, ha dichiarato di aver messo a punto una sottomissione che avrebbe potuto ucciderti? Visto anche l’esito del match che idea ti sei fatto di lui?
Mi sono fatto una grassa risata. Se proprio vogliamo guardare bene tutte le sottomissioni sono potenzialmente letali, ma ci alleniamo con i più grandi specialisti al mondo ed era impossibile che avessero in serbo qualcosa di mai visto. Non credo che lui (Fabia) sia un granché come coach, magari potrebbe avere un senso se avesse un ruolo marginale ma non può essere l’head coach di un fighter UFC. Diego però è un personaggio unico e sono decisioni sue, dal mio punto di vista non si può pensare che sia efficace come coach di MMA.

Con il tuo passaggio dai leggeri ai welter il tuo grappling sembra inarrestabile. Questo salto di qualità è dovuto al fatto che arrivi in gabbia più pesante o hai cambiato qualcosa in allenamento?
Decisamente gli allenamenti. I miei ultimi camp prima del cambio di categoria erano stati troppo condizionati dal dover tenere rigidamente sotto controllo il peso. Ora mi riesco ad allenare molto meglio, sono concentrato solo sul lavoro da fare in palestra e riesco a spingere il mio corpo a dei livelli che prima non potevo raggiungere. Mi alleno molto di più e  più duramente di quanto facessi da peso leggero. I risultati si stanno vedendo e mi sembra di aver finalmente iniziato a raccogliere i frutti di tutti i sacrifici che ho fatto per questo sport.

Prima di passare ai pesi welter hai annunciato un altro cambiamento importante nella tua carriera, ovvero l’abbandono del trash talking, da cosa è derivata questa scelta?
Voglio avere un approccio più ragionato sia prima che durante il match. Sento di essere maturato, penso di più e cerco di prendere meno decisioni impulsive rispetto a prima, anche mentre combatto. Sono arrivato ad un punto della mia carriera in cui non posso più semplicemente entrare in gabbia e farmi prendere dall’impeto del momento.

Se in futuro dovesse esserci un evento UFC in Italia ci sono possibilità di vederti nel main event?
Devo assolutamente esserlo. Quando la UFC verrà in Italia voglio esserci, sarà una questione tra me e Vettori, uno co-main e l’altro main event. Non sarò un cittadino italiano e non parlerò italiano ma sono stato il primo fighter a combattere con il kit UFC con i colori italiani. E di quello che potrei fare nella mia carriera non c’è niente che amerei di più che venire in Italia, rappresentare la nostra nazione e fare uno show per i fans italiani.

Seguite Fatti Marziali su FacebookTwitter e Instagram per rimanere sempre aggiornati sulle MMA made in Italy e non solo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*