Renato Subotic: “Il mio viaggio dall’Italia alla UFC GYM”

Renato Subotic: “Il mio viaggio dall’Italia alla UFC GYM”

Renato Subotic, classe ’91, inizia la sua carriera sportiva come Karateka, disciplina in cui eccelle conquistando svariati titoli e riconoscimenti. In seguito si cimenta sia nella kickboxing, restando imbattuto, che nel pugilato, in cui disputa 12 incontri. A questo punto Subotic decide di dedicarsi alle MMA e parte per il Brasile con l’intenzione di perfezionare il proprio Jiu Jitsu. Da fighter combatte due incontri registrati, vincendoli entrambi al primo round.

Ma la vera vocazione di Subotic è l’insegnamento. Così l’atleta prende una pausa dall’attività agonistica e fonda un suo team, diventando coach, che porterà al secondo posto in Italia nel giro di quattro anni, vincendo i campionati italiani FIGMMA nel 2016.

Nel 2017 Subotic vola negli Stati Uniti dove si trasferisce per alcuni mesi, allenandosi con il team Alpha Male. Successivamente si sposta in Australia, dove disputa 8 incontri di lotta libera e riprende ad allenare. In seguito, visti gli ottimi risultati ottenuti, diventa allenatore della nazionale australiana IMMAF. Infine viene nominato Head Coach nella prestigiosa UFC Gym Rockdale.

Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare il suo viaggio che lo ha portato ad avere un ruolo importante in una palestra firmata UFC.

Ciao Renato, come si sta sviluppando la situazione in Australia?

Per quanto riguarda il Covid, la situazione è molto migliore rispetto al resto del mondo, sono molti organizzati e soprattutto ci sono poche restrizioni, gli eventi sono aperti e c’è libertà di circolazione. Per quanto riguarda le MMA, in Australia questo sport sta per esplodere. Grazie a Volkanvski, Martin Nguyen, Robert Whittaker e tutti gli altri atleti della Nuova Zelanda, nei prossimi 5-6 anni l’Australia diventerà uno dei principali centri di MMA al mondo. Al Marvel Stadium di Melbourne per l’evento Whittaker vs Adesanya erano presenti quasi 60 mila spettatori.

Vista l’esperienza che hai maturato nei tuoi viaggi, puoi dirci quali sono, secondo te, le grandi differenze che hai notato tra Brasile, Usa e Australia?

Ci sono molte differenze nei diversi posti. In Brasile sono andato per capire realmente cosa fossero le MMA, mettendomi alla prova. Ho avuto esperienze sia positive che negative. Al momento credo che i migliori atleti brasiliani si allenino negli Stati Uniti. In Brasile ci sono molti fighter, alla Nova Uniao ad esempio c’erano centinaia di atleti, ma non si presta molta attenzione agli atleti stessi, ci sono infatti tanti infortuni. Manca soprattutto la cura dei dettagli. La parte di forza e condizionamento fisico non viene seguita come in Australia e Usa, così come l’alimentazione, l’integrazione eccetera. Penso che gli Usa al momento siano il top, ma nei prossimi anni ci sarà un’esplosione in Australia. Qui sono molto appassionati al rugby, alle discipline da combattimento e agli sport in generale, ma credo che qui la qualità del cibo e l’attenzione ai dettagli farà la differenza per arrivare al top.

Le arti marziali miste stanno crescendo in Italia grazie agli eventi internazionali targati Bellator. Cosa manca alle MMA italiane per fare un ulteriore passo in avanti?

Per quanto riguarda le MMA italiane, si fa quello che si può. I coach danno tutto quello che possono agli atleti per sopravvivere, pagando le varie spese. Non è facile, il vero problema è il sistema. Si da tutta la priorità al calcio e ad altri sport, le MMA sono un fanalino di coda. La vera forza delle MMA italiane sono gli atleti, che si si impegnano al massimo per emergere, facendo anche camp all’estero. Quello che veramente manca è l’investimento da parte dell’UFC, che potrebbe illuminare questo sport in Italia.

Di cosa ti occupi alla UFC Gym Rockdale e quali sono i tuoi obiettivi?

Il mio lavoro è quello di responsabile per gli sport da combattimento e di Head Coach dell’UFC gym. Ogni mattina alle 6 sono in palestra alleno atleti agonisti e amatori. Sono anche allenatore della nazionale australiana IMMAF dilettanti, lavoro molto sul campo, facendo scouting nei vari eventi, alla ricerca dei nuovi talenti. Abbiamo raggiunto un ottimo risultato con la nazionale, classificandoci primi al campionato dell’Oceania davanti a squadre davvero forti.

Ti alleni con il campione UFC Alexander Volkanovski e con il campione ONE Championship Martin Nguyen. Cosa si prova ad allenarsi con questi due atleti e quali sono i progetti per la tua carriera come fighter?

Ho dato una mano a Volkanvski nel camp per affrontare Jose Aldo, ci siamo allenati tutti i giorni insieme. È una persona fantastica ed un esempio da seguire come campione. Ci sono poche persone che lavorano duramente come lui e che hanno la sua attitudine al combattimento. Fisicamente è mostruoso, non l’ho mai visto stanco o affannato. Martin Nguyen per me è un fratello, ci sentiamo tutti i giorni. È unico, è il mago del KO, ha rivoluzionato lo striking per le MMA, prendo spunto da lui per allenare i miei atleti.

Il tuo ultimo incontro nelle MMA risale al 2017. A cosa è dovuto questo lungo periodo di inattività ed hai intenzione di tornare a combattere?

Io ho appeso i guantini al chiodo. Per un periodo ho avuto qualche dubbio sul tornare a combattere. Ho fatto 3 incontri vinti al primo round. Ero proiettato ad una ottima carriera, sarei stato un ottimo fighter, ma ho sempre avuto un talento nell’aiutare gli altri e farli crescere come atleti. Il mio ruolo è quello del coach. Devo essere un amplificatore per gli atleti e metterli nelle condizioni di diventare la loro miglior versione possibile.

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