Faraoni: “Mi divido tra boxe, K-1 e YouTube, ecco come. E le MMA…”

Faraoni: “Mi divido tra boxe, K-1 e YouTube, ecco come. E le MMA…”

Da un punto di vista tecnico e di automatismi, dedicarsi a due sport differenti non diventa ostico? Come gestisci questo aspetto?

Sono cresciuto praticando entrambe le discipline, quindi riesco facilmente a passare da una all’altra. Poi chiaramente ogni sport ha la sua specificità. Il pugilato professionistico sulle 10 riprese è come se fosse una maratona, mentre il K-1, dove i titoli si disputano sui cinque round, è paragonabile ai duecento metri di corsa.

Sono due mondi diversi, sotto molti punti di vista. Quindi tatticamente si notano peculiarità uniche, da coltivare in modo specifico per ogni disciplina, ma se parliamo di tecnica, il passaggio dalla boxe al K-1, e viceversa, si può fare in modo agevole.

Il prossimo match che disputerai, dopo il titolo italiano, sarà ancora da pugile oppure tornerai in veste di atleta di K-1? Vorresti sfidare qualcuno in particolare?

Con la situazione attuale si naviga a vista, si possono fare pochi progetti in ottica futura. Come ti dicevo, per il K-1 sono in attesa di una chiamata per un evento importante, costoso da organizzare, che necessita quindi di pubblico dal vivo. Spero nell’estate, avevo già un contratto pronto con diversi titoli in palio, io ero lo sfidante, si doveva fare ad Oktagon. Ma se le cose continuano così, si resta in sospeso. Ecco perché mi sto dedicando alla boxe. Per i prossimi match vedremo, anche in base a come andrà l’incontro con Versaci.

Sei una cintura nera secondo Dan di Karate. Quanto ti influenza questa disciplina nello stile di combattimento, e in che modo?

Sì, di Shinseikai Karate, quindi a contatto pieno, nel Dojo del Sensei Filippo Calà. Questo sport mi ha fornito di un background importante, soprattutto nell’utilizzo delle gambe, permettendomi di creare uno stile ampio, variegato e distintivo, che poi è diventato il mio marchio di fabbrica. Sul ring ricorro spesso a finte, colpi di gambe inediti nei Pesi massimi (soprattutto high kick e calci in linea alta, che indicano un’elasticità notevole per un atleta della stazza di Faraoni, nda). Ma gli input, gli spunti di questa identità che ho sviluppato, li devo al Karate.

E quanto, invece, si riflette nella tua mentalità?

Dal punto di vista mentale il karateka è come se fosse un militare: provi dolore, ma devi continuare, ti senti stanco ma sei comunque spinto a perseverare. Ti insegna disciplina, rispetto, sacrificio. Valori fondamentali che ti danno una marcia in più anche nella vita.

In futuro ti vedremo nelle MMA o lo escludi? 

Mai dire mai. É uno sport che mi piace. Il mio footwork, così come il mio stile di combattimento, ovviamente relativo all’utilizzo di braccia e gambe, si potrebbe sposare bene con le MMA. Gli amici e colleghi fighter, come Alessio Di Chirico, Carlo Pedersoli Jr e altri, mi dicono sempre che mi vedrebbero bene in gabbia, con i guantini. Ma già è complesso gestire due carriere, nella boxe e nel K-1, aggiungere anche le arti marziali miste la vedo dura. Però chissà…

Nell’ultimo periodo sei stato presente in diversi filmati su YouTube, insieme a Simone Cicalone e non solo.  

Sì, collaboro sia con Cicalone che con Sim1workout. Il primo che ho citato lo conosco da dieci anni, l’ho visto crescere e affermarsi come Youtuber. All’inizio ho partecipato in video-tutorial specifici, facendo vedere tecniche e colpi particolari, curiosi, come il calcio girato, a martello, eccetera. La risposta del pubblico è stata ottima, e allora abbiamo continuato.

Cosa ti appassiona in particolare del mondo dei video online?

Vedere un riscontro così importante da parte degli spettatori è stato molto soddisfacente, anche per la divulgazione degli sport da combattimento. I nostri video quando escono spesso finiscono nelle Tendenze di YouTube, una sezione in cui compaiono i filmati più visti in Italia. Ci siamo noi e poi Ligabue, la Serie A e Maria De Filippi, per farti capire. Portarci discipline solitamente ignorate credo sia un risultato notevole nel loro interesse, un’occasione per renderle rilevanti.

Hai qualche progetto in vista oppure si tratta di singole collaborazioni?

Al momento con Cicalone stiamo promuovendo il format “Quartieri criminali”, in cui lui ed io, in veste di sportivo e quindi di alternativa alla vita di strada, andiamo nelle realtà periferiche romane, che hanno la nomea di essere luoghi invasi dalla criminalità, passeggiando nei quartieri con gli abitanti del posto. Intervistiamo anche persone che in passato hanno commesso errori, ma che oggi si sono redente.

Sono progetti a cui lavoriamo tutti insieme, perché per me è impensabile pensare di aprirmi un canale YouTube da solo. Gestirlo, registrare e montare i video, eccetera, richiede molto tempo che non ho, è un’attività impegnativa.

Quindi preferisco appoggiarmi a canali già esistenti, ma a volte le idee sono mie. Mi è sempre piaciuto raccontare e divulgare queste discipline, e penso mi riesca anche bene. Poi sono contenuti educativi, dove emerge sempre l’importanza del rispetto e dei sani valori dello sport.

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