Marvin Hagler, in memoria del campione che ha dovuto dimostrare tutto

Marvin Hagler, in memoria del campione che ha dovuto dimostrare tutto

Una strada impervia e l’epilogo inglorioso

Hagler ha scelto la via più lunga, lavorando in silenzio, affrontando tutti gli avversari che servivano per fare le cose a modo suo. Convinto che avrebbe dimostrato il suo valore in ogni caso, prima o poi. Il titolo comunque non lo ha vinto in quel match contro Vito Antuofermo. Il risultato finale infatti è stato un pari, che ha lasciato la corona all’italiano.

Inutile dire che Hagler si sia sentito derubato per un giudizio troppo favorevole al campione. Giusto per alimentare ancora la sua sofferenza interiore. Per vincere ha dovuto aspettare un altro anno, e il match numero 54. Vinto per KO tecnico alla terza ripresa: questa volta aveva deciso di evitare ogni rischio.

C’è in particolare un avversario, chiaramente coevo, che rappresenta l’opposto di Hagler. Circa in tutto, tranne che nel talento. Si tratta di Sugar Ray Leonard. Un pugile bello, agile, elegante, amato da tutti. Anche lui tra i più grandi di sempre. Soprattutto, apprezzato e riconosciuto come campione. Uno che ha gestito la sua carriera a piacimento. Ritirandosi e tornando, più o meno a volontà sua.

L’ultimo match della carriera di Marvin è proprio contro di lui. Lo aveva atteso e inseguito a lungo. Ma Leonard voleva fare le cose quando si sentiva pronto. Erano gli altri a doverlo inseguire, lui ballava lontano, come sul ring. Ancora una volta, c’è chi può e chi no. Hagler perderà per split decision. L’ultimo amaro colpo del destino, a cui non ne seguiranno altri perché dirà basta. Sentendosi ancora derubato, nel match che per lui era quello della vita. Hagler deciderà per il ritiro, che sarà per sempre. In aperta polemica col suo mondo sportivo. Un’altra differenza netta con la sua nemesi.

L’eterna sofferenza di Marvin Hagler

Hagler nella sua carriera ha dovuto conquistarsi tutto. Ha dovuto lottare, sudare, vincere e dimostrare. Non quanto gli altri, ma di più. Non solo non gli è stato regalato niente, ma hanno cercato di togliergli il possibile. Una sorta di accanimento dei suddetti dèi della boxe verso uno dei loro figli prediletti.

Una dinamica che ha un sapore di mito greco. Questo essere eternamente messo in seconda fila è stato un fuoco che gli ha sempre bruciato dentro. Diventando persino benzina, una fonte di alimentazione dell’incredibile ferocia, della ferrea determinazione del pugile Hagler. Una carriera intera a dimostrarsi il migliore,  pugno dopo pugno, con lo scopo preciso di far rimangiare tutto a tutti.

C’è un fatto che rende chiaramente comprensibile tutta la sua umana sofferenza per il non sentirsi considerato abbastanza, nemmeno dopo aver vinto il titolo. Marvelous Marvin Hagler è il suo nome completo. Non solo il soprannome, come spesso erroneamente viene considerato. Proprio il nome. Scritto con una sola elle.

Nel 1982 lo ha cambiato legalmente, aggiungendo Marvelous prima di Marvin. In modo che tutti fossero costretti a pronunciare quel “meraviglioso” iniziale. Riconoscendo lo status che ha sempre sentito di meritare.

Seguite Fatti Marziali su FacebookTwitter e Instagram per rimanere sempre aggiornati sulle MMA made in Italy e non solo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*