I 5 motivi del trionfo di Francis Ngannou

I 5 motivi del trionfo di Francis Ngannou

La prestazione dominante di Francis Ngannou contro Stipe Miocic non è un caso, ma il risultato di un percorso riassumibile in 5 passaggi fondamentali. 

Francis “The Predator” Ngannou (16-3) è il nuovo campione dei Pesi massimi.

Con un secco KO al secondo round, e dopo una prima ripresa dominata, il fighter camerunense ha strappato la cintura dalla vita di Stipe Miocic (20-4), apparso in difficoltà durante tutto il match.

Ma il successo di Ngannou conseguito questa notte arriva da molto lontano, ed è solo il traguardo (da cui probabilmente nascerà una nuova partenza) di un percorso di crescita tecnica e personale. Sono identificabili in particolare 5 motivi dietro al suo trionfo, 5 qualità che il campione appena incoronato ha saputo mostrare, per raggiungere il successo.

 
 
 
 
 
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La capacità di evolversi

Nelle MMA vince chi migliora, chi progredisce, chi si evolve ad ogni incontro. I fighter che riescono a incrementare il proprio potenziale, alzando l’asticella e arricchendo il proprio bagaglio tecnico, sono quelli che hanno una marcia in più, finendo per imporsi nell’ottagono.

Le Mixed Martial Arts nascono come disciplina ibrida, in continuo aggiornamento perché non strettamente definita, ma formata da più sport da combattimento e arti marziali. Il fighter per eccellenza quindi non può che non essere un atleta capace di stare al passo con i tempi, colmando le proprie lacune per diventare il più possibile completo, prerequisito fondamentale richiesto ad ogni atleta al vertice delle divisioni in UFC.

Ngannou lo ha dimostrato in un primo round solidissimo, in cui ha difeso con uno sprawl da manuale un tentativo di atterramento da parte di Miocic, da cui subito dopo ha anche saputo ricavare una posizione di vantaggio. Inoltre ha sferrato un inedito high kick parzialmente a segno, per poi chiudere il match alla sua maniera, con un KO devastante.

L’high kick sferrato da Ngannou. Credits: Credits: Orange County Register

Perdere per costruire

Correlato al punto precedente, e presupposto necessario all’evoluzione di un fighter, ci sono anche delle naturali battute di arresto. Ostacoli, spesso rappresentati da sconfitte, che sono sempre difficili da digerire nella mentalità di un combattente. Ma la chiave di volta è proprio in questi momenti: saper sfruttare l’occasione in senso costruttivo, mettendosi in discussione per crescere sotto diversi punti di vista, personali e atletici.

Ngannou lo ha sperimentato nel 2018. Dalla prima title shot contro Miocic l’atleta camerunense era uscito ridimensionato agli occhi del mondo, sembrando (e in quel momento era così) monodimensionale e troppo in difficoltà nel wrestling e nelle fasi a terra. Subito dopo Ngannou aveva affrontato Derrick Lewis in un match spesso definito come il più noioso di sempre nella storia di UFC, con pochissimi colpi scambiati in tre round e la sconfitta di “The Predator” per decisione unanime.

Dopo sei vittorie consecutive dall’ingresso in UFC, Ngannou si ritrovava quindi con due sconfitte di fila, di cui una netta contro il campione, in un momento difficile del suo percorso. Una situazione delicata e complessa da cui però l’atleta africano ha saputo trarre motivazione, consapevolezza, voglia di rivalsa.

Ngannou infatti chiuderà il 2018 tornando al successo contro Curtis Blaydes, liquidato con un TKO fulmineo, per poi vincere i successivi tre match, tutti al primo round, e approdare a quello andato in scena questa notte.

Miocic colpisce Ngannou in occasione del loro primo scontro. Credits: Bleacher Report

Una perseveranza fuori dal comune

Ngannou quindi ha saputo tenere duro, insistere, dimostrandosi resiliente e in grado di attutire la caduta dopo una scalata velocissima al vertice, che ha bruciato tanti atleti, per poi ripartire ancora più forte.

D’altronde la stessa storia personale di “The Predator” sprizza perseveranza da tutti i pori. Un ragazzo nato in Camerun, che emigra in Europa con il sogno di diventare un pugile professionista, vivendo da homeless in Francia mentre comincia ad allenarsi. Poi l’incontro con le MMA e il saggio consiglio del suo team degli inizi di passare a quella disciplina, per cui mostra una certa predisposizione.

Ngannou ha sognato il successo nello sport da quando era un ragazzino, è stata la sua ragione di vita. Il fatto che adesso stringa la cintura da campione UFC dimostra che uno come lui è stato forgiato dalla volontà di non arrendersi mai, che passo dopo passo lo ha portato a realizzare le sue aspirazioni un tempo utopistiche.

Prosegue nella pagina successiva.

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