MMA, Bellator ha mai creduto davvero nei fighter italiani?

MMA, Bellator ha mai creduto davvero nei fighter italiani?

Dopo Penini, un altro atleta italiano rilasciato dalla promotion. Ma Bellator ha mai davvero creduto nei fighter italiani?

É notizia recentissima il taglio di Pietro Penini dal roster di Bellator, dopo una vittoria e una sconfitta nella promotion di Scott Coker. Risultati ottenuti contro atleti comunque inclusi nella classifica della divisione, al settimo e all’ottavo posto.

 

 
 
 
 
 
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Fonti certe riferiscono a Fatti Marziali del rilascio di un altro nostro connazionale: si tratta di Carlo “Semento”  Pedersoli Jr. Il combattente romano registra una sconfitta all’attivo nell’organizzazione americana, in cui è approdato dopo il periodo in UFC.

La situazione di Bellator

Prima di proseguire con l’analisi, bisogna partire da una premessa doverosa. La pandemia è stata un duro colpo per i più disparati settori economici del mondo intero, incluso quello delle promotion di MMA. UFC è stata l’unica organizzazione dotata di risorse in grado di reagire, sapendosi adattare, alla situazione dettata dall’emergenza sanitaria.

Bellator invece ha dovuto sospendere per mesi la propria attività (da febbraio a luglio 2020), facendo il suo ritorno con una serie di eventi a porte chiuse fino a dicembre, per poi interrompersi nuovamente sino a questo aprile 2021. Ad oggi la promotion ha rivelato il proprio calendario di appuntamenti che arriva a fine maggio, tutti in scena negli Stati Uniti.

Inoltre è da tempo che tra addetti ai lavori si vocifera di una probabile chiusura, dovuta, appunto, all’impatto della pandemia sui bilanci dell’organizzazione, delle Bellator Euro Series. Si tratta di quel filone europeo di eventi spesso ospitati dal Regno Unito, con qualche apparizione anche in Italia.

Dunque, quello descritto è il contesto attuale in cui opera la promotion. I tagli dei due nostri connazionali, quindi, sono da inquadrare in questa cornice. Perché altrimenti, da un punto di vista sportivo, sarebbero stati difficilmente giustificabili. Penini ha esordito in Bellator con una prestazione solidissima contro Charlie Ward, vincendo, per poi perdere nel match con Mike Shipman, in cui ha offerto una performance opaca. Ma il contratto del fighter veneto prevedeva altri due incontri, e il potenziale di Penini sembrava suggerire che si sarebbe verosimilmente ripreso dall’ultimo passo falso.

 

 
 
 
 
 
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Pedersoli, invece, ha perso alla sua prima apparizione in Bellator, disputando comunque un incontro molto combattuto. Anche “Semento” aveva un accordo multi-match con la promotion, ed ha pure la doppia cittadinanza, sia italiana che americana. Quindi si sarebbe potuto spostare facilmente negli Stati Uniti per partecipare ad uno dei prossimi eventi. Ma, dopo un solo match, l’organizzazione ha deciso di tagliarlo. Peraltro sia Penini che Pedersoli non combattono da settembre/ottobre 2020, e la scelta di Bellator gli è stata comunicata solo negli ultimi giorni, dopo averli di fatto costretti a sei mesi d’inattività.

Tirando le somme

Oltre ai due fighter sopracitati, tanti altri combattenti italiani sono (o sono stati) sotto contratto con Bellator a partire da dicembre 2018, periodo del nuovo corso dell’organizzazione in Italia. Tra gli atleti che hanno, o hanno avuto, un accordo multi-match con la promotion ci sono Daniele Scatizzi, che finora ha raccolto una sconfitta (in short notice contro Alfie Davis) e una bella vittoria al primo round, Alessandro Botti, con ben due incontri su tre disputati in short notice, per un totale di tre sconfitte, prima di diventare free agent.

Nicolò Solli registra 2 vittorie (una ottenuta in short notice) e una battuta d’arresto, Chiara Penco una sconfitta (contro una fighter della SBG) e un successo, Giorgio Pietrini (ora ritirato) una vittoria e una sconfitta, Stefano Paternò un successo e uno stop. Infine Alessio Sakara, che però è anche Ambassador dell’organizzazione e quindi ha uno status diverso da un semplice atleta, anche per l’importanza mediatica che raccoglie in Italia. Sakara ha un trascorso di 4 vittorie e 2 sconfitte, mentre Simon Biyong, l’ultimo fighter che si allena nel nostro Paese ad aver firmato con Bellator per più incontri, deve ancora esordire.

Per gli atleti che hanno siglato un contratto multi-match con la promotion, i risultati finali sono di 12 sconfitte e 11 vittorie. Ma se si tolgono i risultati conquistati da Sakara, i numeri registrano 10 battute d’arresto e 7 successi.

Se invece si aggiungono i fighter chiamati per singole occasioni, ovvero Simone D’Anna (un match), Gianni Melillo (due volte, una in short notice), Luca Vitali (una sconfitta), Orlando D’Ambrosio (in un incontro perso) e Alen Amedovski (due successi, uno in short notice), i dati complessivi si attestano a 17 sconfitte (15 senza Sakara) e 13 vittorie (9, togliendo quelle del Legionario).

Non fanno testo in questo calcolo Andrea Fusi e Walter Pugliesi, perché si tratta di due italiani attivi in card firmate Bellator, ma che hanno combattuto tra loro.

Prosegue nella pagina successiva. 

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