MMA, Bellator ha mai creduto davvero nei fighter italiani?

MMA, Bellator ha mai creduto davvero nei fighter italiani?

Bellator ha mai creduto davvero nei fighter italiani?

Un bilancio duro, netto. Sicuramente le MMA italiane, e i loro protagonisti, devono ancora crescere per potersi meglio imporre all’estero. Ma siamo sicuri che le responsabilità siano solo degli atleti? Fino a un certo punto. Bellator ha spesso chiamato i combattenti italiani in short notice (in 6 occasioni), e quando è successo, gli unici a vincere sono stati Alen Amedovski e Nicolò Solli (che per altro sono i soli, oltre a Sakara, ad avere un record all’attivo nei match disputati in Bellator). La promotion in diverse occasioni ha dato ai nostri connazionali matchup difficili, quasi proibitivi, che anche sulla carta apparivano, nei casi migliori, molto equilibrati.

Nulla di male in tutto ciò, ovviamente. Ma quello che si può rimproverare alla promotion è stata la mancanza di una prospettiva, una visione di lungo periodo sui fighter italiani. Appare evidente che l’organizzazione non ha avuto finora intenzione di coltivarli e farli realmente crescere, passo dopo passo. I fan e gli addetti ai lavori, noi compresi, erano rimasti entusiasti dai tanti ingaggi di Bellator in Italia, perché sembrava dimostrare che l’organizzazione volesse davvero puntare sui nostri beniamini. Ma, tirando le somme, non sembra essere andata affatto così.

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Pubblicato da Bellator Italia su Giovedì 4 marzo 2021

Un caso emblematico, e che riassume questo punto di vista, è stato l’ultimo incontro di Stefano Paternò. L’atleta milanese, reduce da un’ottima prova contro Ashley Reece, ha affrontato il lottatore Ion Pascu, perdendo ai punti dopo una performance deludente. Ovviamente, se Paternò avesse vinto, e soprattutto se non avesse combattuto infortunato, oggi parleremmo di altro. Ma che senso ha avuto dare a una possibile futura star dell’organizzazione, perché Paternò ha un gran potenziale, un 38enne poi tagliato dal roster subito dopo quella vittoria? E perché licenziare Pascu se aveva vinto? Una dinamica che sembra mostrare dall’esterno una mancanza di programmazione e logica.

Conclusioni

Detto ciò, è giusto concludere sottolineando che Bellator poteva legittimamente non avere alcun interesse nel far maturare gli atleti italiani, considerando comunque l’alto livello competitivo dell’organizzazione, gettandoli direttamente nella mischia. Ma esistono vie di mezzo tra prendere sotto l’ala un atleta e invece utilizzarlo per le short notice, o come avversario fisso di fighter più quotati. 

Insomma, l’avvento di Bellator in Italia ha riempito i palazzetti, portando lo show americano davanti agli occhi degli appassionati, dal vivo, organizzando grandi serate per chi ama questo sport, e ha avuto un effetto certamente benefico per il movimento. Forse, però, non ha avuto le stesse conseguenze sugli atleti e sui loro percorsi, e non solo per responsabilità degli stessi fighter.

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