Kamaru Usman e il rapporto con il padre: la caduta, la galera e il trionfo

Kamaru Usman e il rapporto con il padre: la caduta, la galera e il trionfo

Kamaru Usman ha difeso il titolo mondiale UFC pesi welter in occasione di UFC 261. Alla fine del match ha dato la cintura al padre.

Kamaru Usman (19-1-0) è stato il protagonista assoluto della card andata in scena sabato 24 Aprile, a Jacksonville in Florida, dove tre match titolati hanno intrattenuto un pubblico in fermento e gli spettatori a casa.

La finalizzazione messa a segno ai danni di Jorge Masvidal è stata una rivincita personale per “The Nigerian Nightmare“, il quale, dopo le critiche ricevute a causa del loro primo incontro, ha messo in risalto uno striking potentissimo che già aveva fatto capitombolare Gilbert Burns.

Rivincita, una parola che sembra essere per il fighter nigeriano la benzina di tutto, la sua motivazione, come da lui stesso confermato più volte; la gioventù passata ad allenarsi nel mondo del wrestling, con il peso e le difficoltà di integrarsi nella società americana da immigrato, ha fatto sì che Usman potesse farsi riconoscere per quello che è tutt’oggi, non più “Marty” (soprannome dato ad Usman per sostituire il nome originale ritenuto difficile, nda) bensì Kamarudeen Usman, il campione del mondo UFC nella categoria pesi welter.

Kamaru Usman
Kamaru Usman durante una competizione, nell’anno finale al Bowie High School in Arlington. Immagine: www.espn.com 

The Nigerian Nightmare” arrivò negli Stati Uniti all’età di otto anni.

Il Padre, Muhammed Usman, inizò una carriera nell’ambito farmaceutico per poi virare e iniziare un business fondando varie società di ambulanze, la Royal Ambulance nel 2003 e la First Choice EMS nel 2005; tuttavia questo giro di affari, nonostante il successo, finirà per portarlo in carcere.

Nel 2009 Muhammed Usman fu accusato di frode circa alcuni documenti falsificati da parte delle sue compagnie, queste accuse divennero sempre più invadenti e fondate per il tribunale che seguì il caso, finendo per condannare il padre di Kamaru a scontare quindici anni di galera.

“Ci sono stati momenti in cui era difficile” ha detto Kamaru Usman in una intervista al giornalista Brett Okamoto.

“Ho pianto per alcune cose, tutta la vita sono stato abituato a non dipendere da mio padre. Certo, lo ero, ma non ne avevo bisogno. Anche se non veniva agli eventi di wrestling sapevo che mi amava ugualmente”.

Kamaru ha rifiutato, dal 2015 al 2019, di combattere in eventi PPV, in modo da poter permettere al padre incarcerato di assistere ai suoi match, a quel punto fruibili gratuitamente e facilmente dall’istituto di detenzione.

Il campione in carica ha sempre sostenuto l’innocenza del padre e ha puntato il dito a più riprese verso quella condanna, a detta sua, troppo severa e viziata dalla discriminazione.

Kamaru Usman
Kamaru Usman e la figlia durante una visita in carcere a Muhammed Usman. Immagine: www.espn.com

Come riportato da ESPN, Kamaru Usman andò a trovare il padre per avvertirlo della sua transizione dal wrestling alle MMA.

“Venne da me e mi disse che voleva diventare un fighter, mi fece vedere qualche video sul telefono attraverso la vetrata che ci separava, gli dissi che non era ciò che avevo in mente per lui ma gli diedi la mia benedizione”.

Dopo il rilascio di Muhammed Usman, che ha scontato dieci dei quindici anni che gli furono dati inizialmente, il sogno di Kamaru è stato sempre quello di fargli assistere dal vivo un evento UFC, e portare finalmente la cintura fra le sue mani, dopo anni di stenti e sacrifici.

L’occasione si è presentata a UFC 261, dove il campione ha orgogliosamente dato la cintura al padre, chiudendo un cerchio infernale che ha inghiottito la sua famiglia per tanti anni.

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Immagine di copertina: www.pulse.ng

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