Intervista a Michelangelo Lupoli, che racconta la vittoria su Pagliariccio

Intervista a Michelangelo Lupoli, che racconta la vittoria su Pagliariccio

Da quello che racconti, sembra sia scattata anche un’intesa umana, oltre che professionale, con i fighter che ti hanno aiutato nel camp.

Esatto, assolutamente. Una parte fondamentale è stata anche la preparazione atletica svolta con Andrea Fusi, preparatore competente e marzialista di una sapienza e intelligenza che non ho mai visto prima. Fiero e onorato di essere stato seguito da lui.

In poche parole ho vissuto parte di un sogno, senza tralasciare il fatto che, anche nel taglio del peso, Daniele Scatizzi mi è stato vicino dall’inizio alla fine, senza farmi quasi accorgere del sacrificio che stavo compiendo. Ha mantenuto la mia mente fresca e spensierata come solo lui sa fare, è una splendida persona, oltre ad essere un atleta che spinge al massimo in ogni cosa che fa. Per me è un mentore ormai da tempo.

La tua carriera è particolare: hai esordito da pro nel 2015, ma hai disputato un solo incontro all’anno fino al 2018 compreso. Perché non sei riuscito a combattere con maggiore frequenza?

Dovevo trovare il modo di afferrare un’occasione e farmi notare dalle persone giuste, ora finalmente è successo. Poi non voglio entrare troppo nei particolari di come la penso sull’Italia in generale, ma posso dire che da quando ero nella nazionale di Jiu-Jitsu ho sempre portato il tricolore sui gradini più alti del podio in ogni fo**uta competizione, mondiali, europei e internazionali.

Ma ahimè le cose strane accadono dappertutto. L’italiano medio dovrebbe guardare molto meno ai suoi interessi e invece sacrificarsi, donando quel che può per una maggiore diffusione del bene. Fortunatamente adesso è diverso, sento di essere circondato da un tipo di persone a me più congeniali, con i giusti valori.

Pensi che la vittoria contro Pagliariccio possa rappresentare una svolta per il tuo percorso, e come?

Il match è stato fortemente voluto da Perillo, che sa esattamente cosa fare per darmi stimoli e per costruire una carriera di un fighter di MMA come si deve. Non fa preferenze, non fa sconti, non agevola i suoi atleti, anzi li mette sempre alla prova per farli crescere in modo costante e professionale.

Il livello europeo è notevolmente aumentato e dobbiamo assolutamente capire che non servono atleti “materassi” per costruirsi una carriera finta. I migliori si devono scontrare con i migliori. Tutti mi davano per sfavorito, ma io non ho mai creduto, nemmeno per un solo secondo, che avrei lasciato al mio avversario la possibilità di buttarmi giù.

Ti piacerebbe affrontare qualcun altro in Italia, difendendo il titolo di The Golden Cage, oppure adesso guardi all’estero?

Il mio management sta già lavorando per il prossimo match, ma prima voglio tornare a Lecco da Scatizzi e dagli altri ragazzi per migliorare ancora e diventare forte quanto i miei compagni di team. Ho una fame pazzesca di migliorare, sempre.

Credits Immagine di copertina: ImageFactory.it 

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