Alessio Di Chirico e l’arte di esaltarsi nelle difficoltà

Alessio Di Chirico e l’arte di esaltarsi nelle difficoltà

Intervista a Di Chirico, che tra due settimane affronterà l’imbattuto russo Khizriev a UFC On ESPN 30.

Manca sempre meno al ritorno in azione di Alessio “Manzo” Di Chirico (13-5), che sabato 28 agosto affronterà l’imbattuto russo Aliaskhab Khizriev (13-0) in occasione dell’evento UFC On ESPN 30 a Las Vegas.

Il fighter romano è reduce dalla strepitosa vittoria ai danni di Joaquin Buckley, ottenuta grazie a un preciso e potente high kick sferrato al primo round. Di Chirico avrebbe dovuto combattere il 5 giugno contro Roman Dolidze (9-1), ma un infortunio lo ha costretto a dare forfait. Adesso è pronto a misurarsi con il temibile Khizriev, ed è per questo che l’ho raggiunto poco prima della sua partenza per gli Stati Uniti.

Come giudichi tecnicamente il tuo avversario e quale tipologia di incontro ti aspetti?

Khizriev è un fighter completo, un grandissimo wrestler forte anche in piedi. Sarà un match duro, dovrò stare attento alle fasi in clinch e a parete, dove è molto pericoloso, e sfoderare uno striking preciso e incisivo, la mia arma migliore in queste circostanze.

Hai totalmente recuperato dall’infortunio che ti ha tenuto fuori contro Dolidze?

Sì, alla perfezione.

Dai social network si deduce che stai svolgendo un camp piuttosto ricco, insieme agli italiani Daniele Scatizzi e Nicolò Solli, e al bulgaro Nikola Dipchikov, veterano ACA e ACB. Come lo hai organizzato?

Mi sto preparando in modo specifico presso la palestra All Round di Roma, che mi ospita insieme al mio team, con sparring condizionati che simulino sia le situazioni in cui dovrò essere pronto e reattivo in difesa, che quelle dove bisognerà attaccare e incalzare il mio avversario.

Domani (sabato 14 agosto, nda) parto per gli Stati Uniti e andrò in Texas, ospite di un team di brasiliani amici del mio coach Michele Verginelli, in modo che possa acclimatarmi nel deserto e abituarmi alle 9 ore di fuso orario. Ho già combattuto a Las Vegas in passato e so di cosa ha bisogno il mio fisico, perché lì le condizioni ambientali sono particolari.

Khizriev ha disputato solamente due incontri negli ultimi tre anni, nel 2018 e 2020. Tu dal 2018 compreso sei entrato in gabbia in ben 5 occasioni. Pensi che la tua maggiore attività possa giocare un ruolo nel match?

Sicuramente è un fattore positivo, Khizriev ha passato un paio d’anni senza combattere mentre io sono stato più costante. E ti dico già che vorrei entrare nell’ottagono un’altra volta prima della fine dell’anno, perché conviene battere il ferro finché è caldo.

Sembra che UFC ti abbia riservato il ruolo di gatekeeper, ovvero quei fighter duri a cui vengono contrapposti atleti in rampa di lancio, per testarne le capacità. Sei d’accordo?

Guarda, a me interessano poco queste dinamiche, il mio sogno è sempre stato combattere in UFC a prescindere dal resto. L’importante è esserci, e vincere per restarci. Sono concentrato su questo.

Hai dichiarato che ti senti più a tuo agio, e sfoderi performance migliori, quando sei dato per sfavorito. Ti sei mai chiesto perché?

Sono occasioni in cui posso mostrare quanto valgo, per questo mi esalto nelle difficoltà. Amo le sfide, mi piace mettermi alla prova, alzare l’asticella e impegnarmi per dimostrare che ne sono all’altezza. È una spinta che nasce da dentro di me, da un confronto che faccio con me stesso. Considera che da ragazzino temevo il contatto fisico, ora sono un fighter di MMA.

Dopo la vittoria con Buckley pensi di essere definitivamente maturato come atleta?

Ho percepito un allineamento interiore tra corpo e mente, ora so di combattere per uno scopo e che sto percorrendo la strada giusta. Quell’incontro mi ha dato consapevolezza, è stata una conferma delle mie capacità e potenzialità.

Riguardo la tua permanenza in UFC, ti senti più tranquillo rispetto all’ultimo incontro oppure credi che una sconfitta potrebbe pregiudicare il tuo futuro nell’organizzazione?

Ogni passo falso può risultare decisivo nella vita di un fighter. Ed è quello che ci meritiamo, perché è un settore di sciacalli e spesso i peggiori sono i colleghi. Più passa il tempo e più me ne convinco, soprattutto scorrendo i social network.

In caso di vittoria ti aspetti un avversario in top 15?

Sì, però è presto per parlarne. Ci penserò dopo il match.

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