Nick Diaz: vivere e combattere per un ideale

Nick Diaz: vivere e combattere per un ideale

Nick Diaz: vivere e combattere per un ideale, l’uomo, i successi e le cadute fino al ritorno a UFC 266 contro Robbie Lawler.

Gli inizi e gli anni del college 

“Ideale”. Bisogna sempre porre delle basi per iniziare a raccontare una storia e, all’interno di essa, bisogna fissare un concetto per porre le basi per la creazione di un mito. Se dovessimo descrivere quella di Nick Diaz, la parola più appropriata sarebbe sicuramente “ideale”, quello del gangsta, del capostipite, del generale e della sua armata che da anni, nel bene e nel male, continua a far parlare di sé.

Nick Diaz nasce il 2 agosto del 1983 a Stockton, città californiana che conta poco più di 300mila abitanti e un elevatissimo tasso di criminalità. Sin da subito è costretto ad affrontare delle situazioni avverse dovute in primis all’abbandono da parte del padre e, successivamente, dagli atti di bullismo e dalle vessazioni subite dai compagni di classe che fanno leva sulle condizioni famigliari e sull’uso di medicine, dovuto a delle cure somministrategli dal suo psicanalista.

Le superiori, almeno per Nick, sono un incubo. È costantemente coinvolto in innumerevoli risse, non riesce a stare al passo con il programma di studi ed è fin da subito etichettato come il nullafacente e poco di buono dall’intera comunità scolastica, soprattutto da alcuni componenti della squadra di rugby, che lo prendono di mira per dar libero sfogo ai loro tratti bellici.

“Avevo una ragazza molto sexy ed ero molto consapevole di quello che indossavo e non potevo permettermi cose carine e facevo a botte perché il suo ex-fidanzato era un anno più grande ed era la mascotte della squadra di calcio, così gli allenatori dicevano ai giocatori di calcio che io ero una bad news (nello slang, persona dal carattere difficile) e loro iniziavano a fare casino. Molti di loro si facevano di steroidi, molti di loro erano gangbangers messicani che si facevano di metanfetamina e si facevano accoltellare.”

Come racconterà lo stesso Nick ad Ariel Helwani, durante quel periodo vivevano in un campo caravan in mezzo ai tossici e non avevano soldi per pagarsi da mangiare, fu questo che spinse lui e suo fratello Nate ad iscriversi ad un corso di BJJ, del quale ne diventarono entrambi instancabili frequentatori dato che ricevevano dai praticanti più anziani delle dosi di burrito alla fine di ogni allenamento. All’orizzonte si prospettavano giorni migliori per entrambi i fratelli, ma un grave lutto scosse per sempre Nick, che dovette affrontare la prematura morte della sua fidanzata, suicidatasi il 4 luglio del 2000, un giorno prima del suo debutto da professionista.

“Prima del mio primo incontro da professionista, il 5 luglio 2000, Bart diede una festa a casa sua. La sera prima Stephanie mi aveva detto di amarmi. Dopo la festa, sarei andato a casa sua con suo fratello – era il mio migliore amico – ma alcuni amici non stavano bene e si sono diretti a casa mia. Così sono dovuto andare. Un’ora dopo ho ricevuto una chiamata da sua madre che mi diceva: “Sei con Stephanie?” È venuta direttamente a casa mia a prendermi, mi ha portato su e giù per la Frontage Road sulla Highway 99 vicino alla casa di mia nonna vicino al loro parcheggio per roulotte.

C’era un incidente sull’autostrada. Ho saltato la recinzione e ho visto solo una macchina e le ambulanze.

Aveva camminato e si era uccisa sull’autostrada. La ragazza che amavo più di ogni altra cosa aveva cercato di uccidersi per la terza volta e ci era riuscita. Stava per andare all’università. Era una studentessa accanita e stava facendo tutto quello che io non potevo fare mentre viveva in un parcheggio per roulotte dove tutti si facevano di droga. Nel frattempo, ho concentrato tutti i miei anni di scuola superiore preoccupandomi di quello che lei e i suoi amici avrebbero pensato se avessi perso un combattimento con il suo ex-ragazzo e gli amici del football.

Non c’era modo di andare a scuola. Non avevo soldi, non avevo una macchina. Sarei andato lì e l’avrei fermata. Dopo di che, ero cresciuto. Era tutto finito. Non ero più un bambino. Ho vinto il mio primo combattimento al primo round con uno strangolamento (triangle choke) e tutto quello a cui riuscivo a pensare era lei, proprio come quando ero a scuola.”

Approdo nel mondo delle MMA

Nel 2002, dopo il suo secondo match da professionista, conquista la cintura dei welter nella competizione IFC iniziando così a far parlare di sé. Il titolo gli valse la chiamata al King of the Mountain di Ultimate Athlete, un torneo di una singola notte dove Nick collezionò due vittorie di fila perdendo in finale con Jeremy Jackson per TKO. Sempre nel 2003 difese la sua cintura IFC e venne ingaggiato dalla World Extreme Cagefighting (WEC), che lo vide conquistare la cintura dei welter contro Joe Hurley archiviando la causa in meno di un minuto con una kimura. il 19 luglio 2003 affronterà di nuovo Jaremy Jackson per difendere la sua cintura in IFC, questa volta a spuntarla sarà proprio Nick, mandandolo KO al primo round vendicando così la sua prima sconfitta in carriera.

Prima parentesi in UFC

Nel 2003 riceve la chiamata da parte di UFC, Nick ne approfitta e lascia vacante il titolo in WEC per debuttare il 26 settembre 2003 all’evento UFC 44: Undisputed, dove chiuderà la sua trilogia con Jeremy Jackson sottomettendolo con una leva al braccio.

Nel 2004 venne chiamato per affrontare Robbie Lawler, combattente già rinomato per avere un ottimo striking e della mani pesanti, di fatto Nick partiva nettamente sfavorito, ma conquistò una vittoria inaspettata mettendolo clamorosamente KO nella seconda ripresa. I problemi iniziarono ad arrivare nel 2006, quando dopo esser stato sconfitto da Diego Sanchez, subì altre tre sconfitte all’interno della promotion che decise così di allontanarlo.

Questa decisione non durò molto, dato che solo quattro mesi dopo la promotion lo richiamò per sostituire Thiago Alves nel match contro Josh Neer, e Diaz colse l’occasione di dimostrare il suo valore sottomettendolo al terzo round e aggiudicandosi il bonus Submission of the Night. Combatterà di nuovo nel novembre del 2006, contro un già promettente Gleison Tibau, uscendone vincitore per TKO e dimostrando nuovamente le sue assolute qualità di lottatore.

Subito dopo il match fu questa volta Diaz a decidere di lasciare, inaspettatamente, la promotion per cercare vanamente fortuna nella Gracie Fighting Championships (GFC).

Pride FC, EliteXC e Strikeforce

Il primo incontro in GFC non si concretizzò mai, e Nick colse l’occasione, nel 2007, per affrontare Takanori Gomi nella prestigiosa promotion giapponese. Vinse inaspettatamente l’incontro con l’allora campione giapponese, in un incontro non valevole per il titolo, ma che mise in risalto le capacità di Nick, capace di sottomettere il suo avversario nel secondo round tramite una gogoplata.

Lo sforzo fu però vanificato dalla commissione del Nevada, che lo trovò positivo alla marijuana e cambiò l’esito dell’incontro in un “No Contest”.

Sempre nello stesso anno intraprese un’avventura in EliteXC dove collezionò tre vittorie (due via TKO), una sconfitta in un match valido per il titolo a seguito di uno stop medico e quando, nel 2008, stava per affrontare Eddie Alvarez per la cintura vacante, la promozione fallì.

Nel 2009 approda in Strikeforce, dove l’allora CEO Scott Coker (attuale presidente Bellator) annunciò tempestivamente che avrebbe affrontato Frank Shamrock, una leggenda delle MMA, in un combattimento Catchweight a 179 libbre. Nick risponde anche a questa chiamata, vincendo per TKO nell’evento di San José, nella città natale dello stesso Shamrock. Quest’ultimo nell’intervista post-match spese parole al miele per Nick affermando:

“È difficile odiare il ragazzo, ha fatto quello che volevo fare io e ha detto quello che volevo dire io per molto tempo”.

Successivamente sottomise l’ex campione WEC Scott Smith, e si vanificarono due incontri validi per la cintura, fino a quando nel 2010 non affrontò l’ex campione Dream, il lituano Marius Žaromskis, che sconfisse per TKO al primo round divenendo il primo campione dei pesi welter Strikeforce.

Nella promotion v’erano anche il fratello Nate, e gli amici Jake Shields (campione dei pesi medi) e Gilbert Melendez (campione dei pesi leggeri), ai quali Nick faceva da sostenitore durante gli incontri. Fu proprio durante un incontro vinto Shields contro Dan Henderson che Jason Miller (già sconfitto da Shields) entrò senza alcuna approvazione in gabbia chiedendo il rematch a Jake. Melendez rispose mettendo una mano sulla spalla a Miller per invitarlo ad uscire dalla gabbia, ma il gesto fu frainteso e Miller iniziò a spingerlo provocando l’immediata reazione dei fratelli Diaz e del resto del Gracie fight team, i quali si precipitarono in gabbia mettendo al tappeto Miller e aggredendolo. La rissa fu trasmessa in diretta TV e sedata solo dall’intervento dell’angolo di Henderson, dei giudici e dalla security. Miller e altri cinque partecipanti alla rissa furono sospesi per tre mesi e multati.

Nick difese il titolo per ben tre volte consecutive contro Noons, Evangelista “Cyborg” e Paul Daley, divenendo l’unico fighter a riuscire in questa impresa.

Ritorno in UFC

Dopo un parziale di dieci vittorie consecutive il presidente Dana White decide richiamare alla base il fighter di Stockton, preventivando un incontro con l’allora indiscusso campione dei welter George St. Pierre a UFC 137 nell’ottobre del 2011, gara che metteva in palio la cintura, ma che non si concretizzò a causa della poca pubblicità fatta dallo stesso Diaz e dalla sua assenza a diverse conferenze stampa.

Il prossimo avversario di St. Pierre sarebbe stato Carlos Condit, match saltato a causa di un infortunio al ginocchio del campione canadese, e per salvare l’evento Dana White propose un incontro tra B.J. Penn e lo stesso Diaz. Quest’ultimo ne esce vincitore con decisione unanime e nell’intervista post match chiama di nuovo l’infortunato St. Pierre. L’inattività di Condit e la vittoria di Diaz portarono UFC ad istituire una cintura ad interim per decretare quale dei due fosse il prossimo reale contendente, ma Nick perse un incontro molto equilibrato per decisione unanime e successivamente attaccò pubblicamente il sistema di punteggio dei giudici, sforzo vano dato che venne trovato nuovamente positivo alla marijuana e sospeso per un anno.

Nel 2013 rientra di nuovo in gabbia per affrontare inaspettatamente proprio St. Pierre per il titolo a UFC 158 il 16 marzo dello stesso anno, ma perse per decisione unanime. Il 28 luglio Diaz si tira fuori dal mondo delle MMA, ma White in alcune interviste dichiarò che era solo una pausa, anche perché finanziariamente appagato dallo scontro con St. Pierre, e che tutti aspettavano un suo ritorno.

Nel 2014 firma un nuovo contratto con UFC e nel torna a combattere in un super fight contro Silva, che perderà ai punti (iconica la scena di Nick che sbeffeggia Anderson stendendosi al centro della gabbia). Risultato che muterà ulteriormente, dato che dopo l’incontro venne resa nota la positività agli steroidi da parte di Silva e quella alla marijuana da parte di Diaz.

 

Ci risiamo, Nick si ritrova a dover riaffrontare gli ennesimi problemi, ma il risvolto sarà totalmente diverso, dovrà scontare una squalifica di ben 5 anni, salvo tornare eleggibile nell’aprile del 2018, ma questo non cambierà il corso degli eventi: Nick non tornerà più a combattere.

Saranno tre lunghissimi anni d’attesa dalla squalifica e ben sei dall’ultimo combattimento, ma Nick Diaz tornerà ufficialmente nell’ottagono più prestigioso del mondo il 25 settembre del 2021 a UFC 266 proprio contro Robbie Lawler e il resto è storia.

Curiosità

  • Nick è una cintura nera di BJJ sotto Cesar Gracie, con cui si allena da quando era adolescente, ed è esperto sia nel Gi (con kimono) e nel No-Gi (senza Kimono). Ha vinto il US Purple Belt Open nel 2004 e un titolo Pan-American Brown Belt Medium Weight Division nel 2005.
  • Vanta anche una vittoria contro un rinomato grappler via kneebar, stiamo parlando di Jorge Patino, lo storico allenatore di Charles Oliveira che ottenne la cintura nera proprio sotto la sua guida.
  • Adotta uno stile di BJJ poco ortodosso e più incline alla lotta nelle MMA, ha più volte dichiarato che la sua submission preferita sia la kimura.
  • Il 22 giugno del 2013 fonda la sua promotion WAR MMA, con il primo evento che si svolse a Stockton nello stesso giorno.
  • Ha più volte dichiarato di odiare i combattimenti: “Non sono innamorato del combattimento. Non lo sono mai stato. È una follia. Non amo combattere, non voglio combattere. Mi fanno il culo più quando vinco un combattimento che quando perdo. So che non vuoi che ti facciano il culo. Mi sento allo stesso modo. Provo lo stesso identico sentimento per il ritiro. Non me ne può fregare di meno.”
  • Famoso, insieme al fratello Nate per aver introdotto lo “Stockton Slap”, un gesto tecnico tutt’altro che convenzionale ma iconico nel mondo delle MMA.

Sarebbe superfluo ignorare l’influenza mediatica e non di Nick Diaz (e anche del fratello Nate), non menzionare i traguardi raggiunti coronati da non pochi meriti sportivi, e intercorre tra i soliti cliché della vita di strada e la storia di un ragazzino del ghetto che ha migliorato la sua vita grazie ai sua sacrifici. Per la sua missione, per la sua resilienza e il suo stoicismo. Non servono altre parole per una delle icone moderne delle MMA, anche perché “a gentleman never tells”.

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